I vecchi nomi delle strade di Lioni

Articolo di Angelo Colantuono

La bella mostra di immagini storiche di Lioni allestita ad agosto da Totonno Di Martino ci ha fatto venire l’idea di rievocare gli antichi nomi delle strade del paese: nomi che servivano unicamente ad individuare un punto, un ambito, un percorso nel centro abitato, e non anche a ricordare personaggi, eventi, luoghi storici. Ci aiutano a ritrovare quei nomi la tradizione, alla quale i più anziani tra noi sono (siamo) rimasti legati, e i fogli 16 e 21 della mappa catastale, che furono disegnati e pubblicati tra il 1905 e il 1915.


Agli inizi del secolo scorso a Lioni avevano un nome-dedica solo il corso Umberto I, la piazza Regina Margherita (che poi sarebbe la Nunziata) e la piazza Vittorio Emanuele III (che tutti continuarono a chiamare semplicemente la Chiazza). Queste dediche erano legate ad un evento specifico. Alla fine del mese di luglio dell’anno 1900 il re Umberto I era stato ucciso a Monza da un anarchico. Gli anarchici lo avevano “condannato a morte” per il comportamento da lui tenuto due anni prima in occasione dei fatti di Milano. Nella primavera del 1898 nel capoluogo lombardo era scoppiata una rivolta popolare a causa del forte aumento del prezzo (amministrato) del pane. Era stato mandato l’esercito e il generale Bava Beccaris aveva ordinato di sparare sulla folla con i cannoni caricati a pallettoni. C’erano stati almeno 88 morti e diverse centinaia di feriti. Re Umberto aveva dato una medaglia al generale e lo aveva nominato senatore a vita. Pochi giorni dopo l’attentato di Monza il governo diramò una circolare a tutte le città d’Italia, grandi e piccole, raccomandando (in pratica, imponendo) di intitolare una strada o una piazza alla memoria del Sovrano. I Lionesi esagerarono: non solo istituirono il corso Umberto I, ma dedicarono anche la piazza principale del paese al suo successore Vittorio Emanuele III e un’altra piazza alla regina madre, Margherita.

I Lionesi esagerarono: non solo istituirono il corso Umberto I, ma dedicarono anche la piazza principale del paese al suo succes sore Vittorio Emanuele IIIe un’altra piazza alla regina madre, Margherita.


Poi ci fu la guerra e alla toponomastica urbana venne affidato il compito di ricordare i Lionesi caduti (ma solo gli ufficiali) e i luoghi delle grandi battaglie. Il piazzale chiamato la Croce (dalla croce di pietra posta davanti alla porta laterale della Chiesa Madre) fu diviso in piazza della Vittoria e viale IV Novembre (che poi sono la stessa cosa), e alla via della Chiesa (così è riportata in mappa) venne dato il nome di Armando Diaz. La strada conosciuta come la Sélece (per gli italofoni: la strada selciata) fu intitolata parte a Cesare Battisti e parte ai fratelli Oreste e Mario De Maio. La Serpentara diventò via Piave, lo Lavenaro (per gli italofoni: il canale di scolo delle acque meteoriche) divenne via Isonzo, la Strada Longa via del Carso, lo Spirito Santo via del Grappa. L’attuale via Attilio Ricca sul foglio di mappa figura come via del Leone (forse c’entra il leone che ora sta davanti al Municipio), mentre via Capocci si chiamava Piazzìle. Teodoro Capocci ha una strada a lui intestata anche a Napoli, nella zona di Piazza Medaglie d’Oro. Il comune di Napoli ha dedicato una piazza cumulativamente a tutti i decorati della città e una strada a ognuno singolarmente. La famiglia Capocci in effetti era napoletana. Teodoro era nato a Lioni perché il padre ingegnere lavorava alla costruzione della ferrovia Avellino-Rocchetta e si era provvisoriamente stabilito con la moglie nel nostro paese.
Alcune strade furono ribattezzate durante il fascismo. Li Vignali furono promossi a via Roma. La continuazione di via Roma, attuale via Marconi, venne chiamata via XXIII Marzo (il 23 marzo del 1919 era stato pubblicato il “programma di S. Sepolcro”, il manifesto del fascismo). La Fornatella diventò piazza XXVIII Ottobre, anniversario della marcia su Roma. Il tratto superiore di via Caselle (secondo alcuni le caselle erano i “prefabbricati” del terremoto del 1698 o del 1732) divenne via XXXI Ottobre (del 1922, entrata in carica del primo governo Mussolini). Dopo la caduta del regime piazza XXVIII Ottobre fu convertita per contrappasso in piazza 25 Luglio (ma la gente continuò a chiamarla Fornatella), via XXIII Marzo fu intitolata a Guglielmo Marconi. Sfuggì invece all’epurazione, non si sa perché, via XXXI Ottobre, che si chiama ancora così (ne parlammo già in questo articolo). Fu mantenuto anche il nome di Vittorio Emanuele III, nonostante le sue complicità col fascismo, la firma delle leggi razziali e l’avallo alla guerra. Anzi, al refendum del 2 giugno i Lionesi diedero 2215 voti alla monarchia e solo 895 alla repubblica.

Sfuggì invece all’epurazione, non si sa perché, via XXXI Ottobre, che si chiama ancora così

La toponomastica cittadina fu aggiornata negli anni sessanta. La via de lo Commente (per i soliti italofoni: il convento di suore che allora stava in zona Rosamilia) venne intitolata a Nino Iannaconne, tenente di artiglieria, morto in Tunisia nella primavera del 1943 per coprire la ritirata di quello che restava dell’esercito italiano. Nel frattempo il centro abitato si era esteso, erano sorti nuovi quartieri e bisognava dare un nome alle strade che ancora non l’avevano. Furono scelti nomi di città (Napoli, Firenze, Torino: via Torino era stata la Stréttola de li Breganti), oppure di poeti e scrittori (Dante, Petrarca, Foscolo, Manzoni).


A Ugo Foscolo, autore di una celebre poesia intitolata I Sepolcri, uno dei capolavori della letteratura italiana, toccò la via del cimitero. La cosa buffa è che Foscolo i cimiteri li odiava. I cimiteri come sono adesso, cioè come luoghi appartati e recintati, lontani dai centri abitati, furono istituiti agli inizi dell’ Ottocento dai Francesi (che allora governavano anche gran parte dell’Italia): provvedimento quanto mai opportuno, dettato da motivi igienici, dal momento che i morti venivano abitualmente sepolti nelle chiese (o, quando lo spazio non bastava, intorno alle chiese). Il poeta però non apprezzava la decisione. Per lui allontanare i defunti dai centri urbani significava rimuoverne anche il ricordo, troncare il rapporto d’affetto che lega i vivi ai morti, rinunciare a trarre insegnamento dai grandi personaggi del passato. Si poteva fare come facevano gli Inglesi: costruire le tombe in parchi aperti, all’interno delle città o al massimo in periferia, ben tenuti, dove la gente trovasse gradevole andare a passeggio: in questo modo – diceva – si alimenta l’impressione che i morti siano ancora presenti tra noi. Dunque, intitolare a Foscolo la via del cimitero sembra quasi un dispetto. Così impara!


Mappa catastale di Lioni. Stralcio del foglio 16.